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Cd
Claudio Fasoli Double Quartet
Inner Sounds - Abeat Records 2016

Claudio Fasoli - tenor and soprano saxophones
Michael Gassmann - trumpet and flugelhorn
Michele Calgaro - electric guitar
Michelangelo Decorato - piano
Andrea Lamacchia - double bass
Lorenzo Calgaro - double bass
Gianni Bertoncini - drums and electronics
Marco Zanoli - drums



Tracklist:

01 - Prime
02 - Terce
03 - Sext
04 - Nones
05 - Vespers
06 - Compline
07 - Lauds

All compositions by Claudio Fasoli


P R E S S  H I G H L I G H T S


<Inner Sounds è un disco di sensoriale, profondo, arcano e contemplativo jazz moderno, tra Avant-garde e misurato equilibrio, in grado di percorrere nuovi sentieri, senza mai però svelare troppo di sé.>
Fausto Gori


Tra i musicisti più importanti della scuderia Abeat, intraprendente etichetta varesina, il sassofonista Claudio Fasoli pubblica Inner Sounds con il suo Double Quartet: ovvero la chiamata a raccolta dei musicisti a lui più vicini in un gruppo con due contrabbassi, due batterie e due strumenti armonici (la chitarra di Michele Calgaro e il pianoforte di Michelangelo Decorato), oltre al secondo fiato rappresentato dal trombettista elvetico Michael Gassmann. E' musica più del solito aperta all'irruzione del caso e che si concede brusche svolte espressive, permettendo così di collegare il proverbiale rigore dello storico jazzista veneto con un'emozionalità a fior di pelle di notevole riuscita espressiva.
Claudio Sessa


Il fascino dell’impenetrabile, del mistero, ha sempre animato le migliori opere d’arte, ha prodotto nella storia i massimi traguardi letterari, musicali e scientifici, un sentimento quasi religioso che si contraddistingue per creatività ed eccellenza di pensiero. Queste sensazioni non sono casuali se ci facciamo trasportare, fin dai primi secondi, nelle tematiche, nei suoni interiori che fluiscono nel nuovo lavoro di Claudio Fasoli e che si specchiano nella criptica, bellissima copertina.
Il mondo del jazz contemporaneo in  generale (soprattutto quello europeo e contaminato) deve molto ad artisti come il veneziano (ma milanese d’adozione) Claudio Fasoli, mente dei mai dimenticatiPerigeo e sassofonista dallo stile personalissimo in grado di collaborare nell’arco degli ultimi decenni con i nomi più in vista del panorama italiano e internazionale (tra i tanti si possono citare Giorgio Gaslini, Lee Konitz e Henri Texier).
La creatività fatta di ricerca sonora e compositiva di Claudio Fasoli emerge già guardando ai componenti che partecipano al progettoInner Sound: un doppio quartetto, si avete capito bene, un doppio quartetto capace di dare un sound assolutamente unico ad un disco che si inventa una serie di composizioni personali ispirate a una raccolta di sette poemi (Horae Canonicae), le “ore canoniche” del grande poeta inglese Wystan Hugh Auden, che trattano il tema combattuto dell’accettazione o della negazione divina. Per capire meglio a cosa ci troviamo davanti è importante elencare musicisti e strumenti: Gianni Bertoncini (drums, electronics), Lorenzo Calgaro(doublebass), Michele Calgaro (electric guitar), Michele Decorato(piano), Claudio Fasoli (tenor e soprano sax), Michael Gassman(flugelhorn, trumpet), Andrea Lamacchia (piano), Marco Zanoli(drums).
L’impatto atmosferico del disco riesce a darti assuefazione ancor prima di rendertene conto; lo scorrere dei minuti, dei pezzi, fa si che questo sound contemplativo possa pian piano emergere, avvolgere, possedere la nostra mente e il nostro inconscio. Non ci sono passaggi banali o quelle cadute eccessivamente melodiche caratteristiche della tradizione fusion, Inner Sounds è un disco di sensoriale, profondo, arcano e contemplativo jazz moderno, tra Avant-garde e misurato equilibrio, in grado di percorrere nuovi sentieri, senza mai però svelare troppo di sé.
L’apertura di Prime è già spiazzante, si alternano congegni elettronici,  deliri improvvisati di sax, classic jazz e ambient, ma anche una sensibilità generale coloratissima, frutto prelibato dalle tante variabili strumentali che si intrecciano continuamente. Se la rilassante morbidezza di Terce trova la sua anima nel cambiare continuamente umore e suoni, il pezzo successivo Sext si erge a capolavoro del disco; inizialmente sembra una ballad standard con dialogo romantico di piano, sax  e contrabbasso ma di colpo si spezza tutto, nel silenzio, per poi risorgere in altra veste, in atmosfere affascinanti, stranianti, dove lo spirito del Coltrane periodo free sembra echeggiare in mezzo a minimali sibili elettronici che impreziosiscono una base sonora, di origine esotica; ogni strumento sembra ricamare voci, sussurri, partecipi di una trance notturna naturalistica e selvaggia, magari priva di stelle ma densa di vibrante, ammaliante, inafferrabile  oscurità.
I suoni ambient iniziali e le ripetizioni sonore in divenire della intrigante Nones acquistano sempre più strumenti e varietà sonora (bellissimo il passaggio dalla tromba di Michael Gassman al soprano di Fasoli), ma anche ritmo e intensità; brano dotato di stimolante, progressiva  liberatoria musicalità.  A seguire, le piovigginanti note pianistiche che aprono la breve e incantata Vesper fanno da perfetto intro alla seguente Compline, una meditazione per sax tenore che sembra cullare ogni aspetto dello spiritual jazz ma con il mood personale che Claudio Fasoli ha sempre evidenziato nei suoi lavori. Louds conclude il disco con il passo circolare dei fiati e quello delicato di una ballerina post moderna, che sale e scende, che si eleva e che poi si adagia, pian piano, nella estatica immobilità del silenzio.
Fausto Gori


Gli “Inner Sounds”, come Claudio Fasoli ha anche chiamato il suo recente libro autobiografico edito da Agenzia X, sono suoni che vengono dall’interno, che sgorgano dal di dentro. Il sassofonista veneziano, uno dei grandi che ha fatto la storia del jazz italiano ed europeo, rimane ancorato alla modernità proprio ascoltandosi dentro, dove i suoni che trova al di fuori, nella realtà, si rimescolano, formando nuove corrispondenze. In questo caso l’ispirazione è arrivata dalle poesie di Wystan Hugh Auden, nella fattispecie “Horae canonicae” (SE, 1986, traduzione di Aurora Ciliberti); ovvero, le ore dedicate alla preghiera durante la giornata, diventata metafora della vita umana, in un ciclo di sette passaggi che dalla nascita (la mattina) conduce sino alla morte (la sera). La musica di Fasoli, cercando di penetrare le tematiche, le immagini e le sonorità di Auden, si allontana dagli stereotipi aleggiando misteriosa, ma al contempo concreta, come lo è la vita. La formazione è atipica, il doppio quartetto usato la prima volta da Ornette Coleman in “Free Jazz”, con due batterie (Gianni Bertoncini e Marco Zanoli), due contrabbassi (Andrea Lamacchia e Lorenzo Calgaro), un piano e una chitarra (Michelangelo Decorato e Michele Calgaro) e i fiati di Michael Gassman, tromba, e Fasoli, sax tenore e soprano. Qui, però, i due quartetti non si contrappongono specularmente come nella pietra miliare di Coleman, ma si compenetrano da subito, in una serie di diversi intrecci e amalgami dovuti alla precisa scrittura di Fasoli, dando vita alle situazioni sonore più diverse, anche se sempre legate a un che di arcano e straniante, fra effluvi solistici alla Coltrane e tappeti sonori con le elettroniche. Fasoli, come Auden, e come tutti i poeti, si cimenta col caos per dargli una forma e si addentra nell’oscurità nel tentativo di farvi luce e liberarvi la verità nascosta. Aldo Gianolio




L I S T E N


Vespers


Lauds
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