Inner sounds - Marco Zanoli 2020

M A R C O Z A N O L I
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D I S C O G R A F I A
D I S C O G R A P H Y
Claudio Fasoli Double Quartet
Inner Sounds - Abeat Records 2016

Claudio Fasoli - tenor and soprano saxophones
Michael Gassmann - trumpet and flugelhorn
Michele Calgaro - electric guitar
Michelangelo Decorato - piano
Andrea Lamacchia - double bass
Lorenzo Calgaro - double bass
Gianni Bertoncini - drums and electronics
Marco Zanoli - drums


Tracklist:

01 - Prime
02 - Terce
03 - Sext
04 - Nones
05 - Vespers
06 - Compline
07 - Lauds

All compositions by Claudio Fasoli
PRESS HIGHLIGHTS

<Inner  Sounds è un disco di sensoriale, profondo, arcano e contemplativo jazz  moderno, tra Avant-garde e misurato equilibrio, in grado di percorrere  nuovi sentieri, senza mai però svelare troppo di sé.>
Fausto Gori


Tra  i musicisti più importanti della scuderia Abeat, intraprendente  etichetta varesina, il sassofonista Claudio Fasoli pubblica Inner Sounds  con il suo Double Quartet: ovvero la chiamata a raccolta dei musicisti a  lui più vicini in un gruppo con due contrabbassi, due batterie e due  strumenti armonici (la chitarra di Michele Calgaro e il pianoforte di  Michelangelo Decorato), oltre al secondo fiato rappresentato dal  trombettista elvetico Michael Gassmann. E' musica più del solito aperta  all'irruzione del caso e che si concede brusche svolte espressive,  permettendo così di collegare il proverbiale rigore dello storico  jazzista veneto con un'emozionalità a fior di pelle di notevole riuscita  espressiva.
Claudio Sessa


Il  fascino dell’impenetrabile, del mistero, ha sempre animato le migliori  opere d’arte, ha prodotto nella storia i massimi traguardi letterari,  musicali e scientifici, un sentimento quasi religioso che si  contraddistingue per creatività ed eccellenza di pensiero. Queste  sensazioni non sono casuali se ci facciamo trasportare, fin dai primi  secondi, nelle tematiche, nei suoni interiori che fluiscono nel nuovo  lavoro di Claudio Fasoli e che si specchiano nella criptica, bellissima  copertina.
Il mondo del  jazz contemporaneo in  generale (soprattutto quello europeo e  contaminato) deve molto ad artisti come il veneziano (ma milanese  d’adozione) Claudio Fasoli, mente dei mai dimenticatiPerigeo e  sassofonista dallo stile personalissimo in grado di collaborare  nell’arco degli ultimi decenni con i nomi più in vista del panorama  italiano e internazionale (tra i tanti si possono citare Giorgio  Gaslini, Lee Konitz e Henri Texier).
La  creatività fatta di ricerca sonora e compositiva di Claudio Fasoli  emerge già guardando ai componenti che partecipano al progettoInner  Sound: un doppio quartetto, si avete capito bene, un doppio quartetto  capace di dare un sound assolutamente unico ad un disco che si inventa  una serie di composizioni personali ispirate a una raccolta di sette  poemi (Horae Canonicae), le “ore canoniche” del grande poeta inglese  Wystan Hugh Auden, che trattano il tema combattuto dell’accettazione o  della negazione divina. Per capire meglio a cosa ci troviamo davanti è  importante elencare musicisti e strumenti: Gianni Bertoncini (drums,  electronics), Lorenzo Calgaro(doublebass), Michele Calgaro (electric  guitar), Michele Decorato(piano), Claudio Fasoli (tenor e soprano sax),  Michael Gassman(flugelhorn, trumpet), Andrea Lamacchia (piano), Marco  Zanoli(drums).
L’impatto  atmosferico del disco riesce a darti assuefazione ancor prima di  rendertene conto; lo scorrere dei minuti, dei pezzi, fa si che questo  sound contemplativo possa pian piano emergere, avvolgere, possedere la  nostra mente e il nostro inconscio. Non ci sono passaggi banali o quelle  cadute eccessivamente melodiche caratteristiche della tradizione  fusion, Inner Sounds è un disco di sensoriale, profondo, arcano e  contemplativo jazz moderno, tra Avant-garde e misurato equilibrio, in  grado di percorrere nuovi sentieri, senza mai però svelare troppo di sé.
L’apertura  di Prime è già spiazzante, si alternano congegni elettronici,  deliri  improvvisati di sax, classic jazz e ambient, ma anche una sensibilità  generale coloratissima, frutto prelibato dalle tante variabili  strumentali che si intrecciano continuamente. Se la rilassante  morbidezza di Terce trova la sua anima nel cambiare continuamente umore e  suoni, il pezzo successivo Sext si erge a capolavoro del disco;  inizialmente sembra una ballad standard con dialogo romantico di piano,  sax  e contrabbasso ma di colpo si spezza tutto, nel silenzio, per poi  risorgere in altra veste, in atmosfere affascinanti, stranianti, dove lo  spirito del Coltrane periodo free sembra echeggiare in mezzo a minimali  sibili elettronici che impreziosiscono una base sonora, di origine  esotica; ogni strumento sembra ricamare voci, sussurri, partecipi di una  trance notturna naturalistica e selvaggia, magari priva di stelle ma  densa di vibrante, ammaliante, inafferrabile  oscurità.
I  suoni ambient iniziali e le ripetizioni sonore in divenire della  intrigante Nones acquistano sempre più strumenti e varietà sonora  (bellissimo il passaggio dalla tromba di Michael Gassman al soprano di  Fasoli), ma anche ritmo e intensità; brano dotato di stimolante,  progressiva  liberatoria musicalità.  A seguire, le piovigginanti note  pianistiche che aprono la breve e incantata Vesper fanno da perfetto  intro alla seguente Compline, una meditazione per sax tenore che sembra  cullare ogni aspetto dello spiritual jazz ma con il mood personale che  Claudio Fasoli ha sempre evidenziato nei suoi lavori. Louds conclude il  disco con il passo circolare dei fiati e quello delicato di una  ballerina post moderna, che sale e scende, che si eleva e che poi si  adagia, pian piano, nella estatica immobilità del silenzio.
Fausto Gori


Gli  “Inner Sounds”, come Claudio Fasoli ha anche chiamato il suo recente  libro autobiografico edito da Agenzia X, sono suoni che vengono  dall’interno, che sgorgano dal di dentro. Il sassofonista veneziano, uno  dei grandi che ha fatto la storia del jazz italiano ed europeo, rimane  ancorato alla modernità proprio ascoltandosi dentro, dove i suoni che  trova al di fuori, nella realtà, si rimescolano, formando nuove  corrispondenze. In questo caso l’ispirazione è arrivata dalle poesie di  Wystan Hugh Auden, nella fattispecie “Horae canonicae” (SE, 1986,  traduzione di Aurora Ciliberti); ovvero, le ore dedicate alla preghiera  durante la giornata, diventata metafora della vita umana, in un ciclo di  sette passaggi che dalla nascita (la mattina) conduce sino alla morte  (la sera). La musica di Fasoli, cercando di penetrare le tematiche, le  immagini e le sonorità di Auden, si allontana dagli stereotipi  aleggiando misteriosa, ma al contempo concreta, come lo è la vita. La  formazione è atipica, il doppio quartetto usato la prima volta da  Ornette Coleman in “Free Jazz”, con due batterie (Gianni Bertoncini e  Marco Zanoli), due contrabbassi (Andrea Lamacchia e Lorenzo Calgaro), un  piano e una chitarra (Michelangelo Decorato e Michele Calgaro) e i  fiati di Michael Gassman, tromba, e Fasoli, sax tenore e soprano. Qui,  però, i due quartetti non si contrappongono specularmente come nella  pietra miliare di Coleman, ma si compenetrano da subito, in una serie di  diversi intrecci e amalgami dovuti alla precisa scrittura di Fasoli,  dando vita alle situazioni sonore più diverse, anche se sempre legate a  un che di arcano e straniante, fra effluvi solistici alla Coltrane e  tappeti sonori con le elettroniche. Fasoli, come Auden, e come tutti i  poeti, si cimenta col caos per dargli una forma e si addentra  nell’oscurità nel tentativo di farvi luce e liberarvi la verità  nascosta.
Aldo Gianolio




LISTEN
Claudio Fasoli Double Quartet - Inner Sounds
 1. Prime
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 2. Terce
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 3. Sext
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 4. Nones
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 5. Vespers
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 6. Compline
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 7. Lauds
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