Haiku time - Marco Zanoli 2020

M A R C O Z A N O L I
M A R C O Z A N O L I
Vai ai contenuti
D I S C O G R A F I A
D I S C O G R A P H Y
Claudio Fasoli Samadhi Quintet
Haiku Time - Abeat Records 2017

Claudio Fasoli - tenor and soprano saxophones
Michael Gassmann - trumpet and flugelhorn
Michelangelo Decorato - piano
Andrea Lamacchia - double bass
Marco Zanoli - drums


Tracklist:

01 - FIT
02 - DIM
03 - FAR
04 - WET
05 - LOW
06 - BAG
07 - SHE
08 - TRY
09 - BOW
10 - DAY
11 - FOG

All compositions by Claudio Fasoli
PRESS HIGHLIGHTS

"Disco top 2017"
(Jazzconvention)

"Ennesimo capolavoro"
(Musica Jazz)

"Disco semplicemente magnetico!"
(Fausto Gori - Mescalina)
 
"l'album avvolge, incuriosisce, colpisce il nostro desiderio d’immaginare senza barriere stilistiche"   
Fabrizio Ciccarelli (RomaInJazz)

“l’ennesimo  straordinario episodio di un artista che ha scritto alcune delle pagine  più significative del jazz italiano ed Europeo”
(Abeat Records)


<Fedele  alla propria consolidata intenzione espressiva, sempre lucida (e  ispirata da forte ideazione) nel fissare e descrivere stati d'animo e  condizioni emotive, Fasoli sceglie, non causalmente, la fascinazione  dell'haiku come suggestivo spunto di partenza per il suo nuovo album,  affidato a una formazione rodata, estesa a quintetto con l'aggiunta  della tromba e già utilizzata modularmente nell'originale doppio  quartetto di "Inner Sounds".
Concisione  ed essenzialità (nei titoli dei brani, nella loro durata,  nell'attitudine complessiva del gruppo) costituiscono la sfida di base  -quasi un concept - alla quale si aggiunge, con sfoggio di estrema  raffinatezza (consueta per l'Autore) l'arguta scelta di strutturare la  musica a partire dai temi e dalle loro stratificate combinazioni,  lasciando in secondo piano i solisti.
Il  risultato, poste le premesse, è di incredibile ricchezza: intensità,  vivacità dei colori, dinamica, alternanza di pieni e di vuoti, rendono  la musica varia e piacevole, immediatamente comunicativa pur nella  studiata complessità formale.
Merito  di un combo di grande brillantezza ("ogni gruppo nel quale mi  identifico è sempre un supergruppo altrimenti non gli affiderei la mia  musica" disse Fasoli, intervistato da "Musica Jazz" qualche anno fa) e  dalle idee del proprio leader sempre fresche, sfidando il trascorrere  del tempo.
Ennesimo capolavoro di un meraviglioso maverik del quale l'Italia musicale dovrebbe essere orgogliosa.>
Cerini - Musica Jazz


<Haiku  Time è il nuovo disco di Claudio Fasoli, l'eterno "giovane" del nostro  jazz. Artista colto e capace di rinnovarsi disco dopo disco attraverso  un processo evolutivo che dura da decenni ed è inversamente  proporzionale all'età. Haiku Time è un lavoro in linea  con la sua  produzione degli ultimi anni. La qualità della musica suonata,  originale, è elevata ed avvolgente. I cinque musicisti interagiscono  all'unisono secondo un processo avvicinabile a quello degli orologi:  ogni ruota s'interseca con l'altra per produrre un effetto meccanico  perfetto e matematico. Questa è l'azione di un gruppo osmotico, che  segue il leader ma è a sua volta seguito (Fit). Fasoli va sempre più  all'osso della musica e nello stesso tempo ne padroneggia il cuore.  Minimali sono anche i nomi dei brani così come lo sono le idee che li ha  generati. Se dovessimo azzardare un paragone letterario potremmo dire  che la sua narrazione ricorda lo scrivere secco e diretto di Carver, la  spoliazione scientifica dei fronzoli e la messa in luce dell'essenza  vitale delle cose, tra timbrica e umana interpretazione della vita, che  altro non è se non improvvisazione e sentimento (Day). Disco top  2017!>
Flavio Caprera - Jazzconvention


<Haiku Time, o della Musica Possibile. Tanto quanto la brevità incisiva della   forma poetica giapponese in tre versi, Claudio Fasoli ed il Quintetto   Shamadi trovano nel termine buddista (che indica l'unione del meditante   con l'oggetto della meditazione) la sintesi di una creazione collettiva, jazzisticamente evoluta, un collage di meditazioni lontane dal suono   della metropoli e che indica concrete aree di lavoro mentale sul quale   riflettere e (possibilmente) operare.
Per questo motivo riteniamo l’album non una forma musicale di nicchia per   adepti, né prodotto di culto sciamanico privo di effetti collaterali, i   quali, anzi, colpiscono e volteggiano valenze umane in un linguaggio per nulla destinato agli addetti ai lavori.
Le sonorità, soprattutto quelle desumibili dalla necessità arcaica del   sentire assieme le Note, rispondono ad un bisogno di dar senso ad un   jazz esfoliato da autoreferenzialità e meccanismi ideologici, da   metodologie “alternative” e concettismi stereotipati, come nel lirismo   lunare di “Fit”, nella nebbiosa temperie di “Far”, nella bellissima   ballad “Low”, tenue ed intensa lettura di una prassi jazzistica del   tutto originale.     
Per questo motivo l’album avvolge, incuriosisce, colpisce il nostro   desiderio d’immaginare senza barriere stilistiche, focalizza la nostra   attenzione sulle molteplici possibilità che la musica contemporanea   possiede per formare Energie, Sentimenti, Stati d’Animo da (ri)   conoscere in un percorso apparentemente brevilineo ed essenziale, quasi   minimalista per chi intenda fermarsi solo al titolo della performance o   ai nomi dei brani, e che invece, come appunto Samadhi, prosegue linee   infinite ed infinite occasioni di vertere in pentagramma e in   improvvisazione intuizioni brevi (così come brevi sono, per definizione, le intuizioni) intercettate dall’ampio potenziale creativo di Fasoli al sax soprano e tenore e Michael Gassmann alla tromba e al flicorno, i   cui transiti cromatici vengono accompagnati dal colto novecentismo di   Michelangelo Decorato al piano e dai naturali impulsi ritmici  di Andrea Lamacchia al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria.
Per questo ragioniamo: se ad un artista non piace divergere dal consueto,   la valenza estetica è solo pseudosaggezza di fatture “normali”; e ciò   può anche interessare chiunque, non c’è dubbio, ma solo nell’ambito nel   quale il riconoscersi è prosecuzione del già detto, e pertanto vale per   quel che s’intende Arte come assenza di Trasformazione.
In questo caso, invece, non ascoltiamo sguardi convenzionali né un Terzo   Occhio dal quale restare stupefatti ed ammaliati, piuttosto incontriamo   immagini ingrandite di un Particolare che fluisce nell’Universale,   nell’attentissima Idea compositiva di un Fasoli già compagno di Lee   Konitz, Kenny Wheeler, Bill Elgart, Manfred Schoof, Michel Pilz e Palle   Danielsson, già padre e figlio del Perigeo e di tante formazioni che   hanno guidato le Blue Notes italiche verso Conoscenze e Piaceri fatti di Coraggio, Cultura,  Sobrietà e raffinata Forza Comunicativa.>
Fabrizio Ciccarelli (RomaInJazz)


<Cinque amici si ritrovano nel solito locale per parlare. Ognuno, a   turno, sottopone agli altri un problema, racconta un episodio, descrive   un’emozione. C’è chi ama parlare lentamente, quasi soppesando i   dettagli, chi, invece, ha un eloquio più spedito e sbarazzino.
Tutti, alla fine, riescono ad appassionarsi ed a contribuire alla narrazione   che, avviata dai singoli, diviene collettiva. Lo immagino così il nuovo   cd di Claudio Fasoli con il suo Samadhi Quintet,   interamente dominato dall’idea della concisione, “dall’intento di   condensare e comprimere nel minor spazio sonoro possibile dei messaggi,   delle emozioni”.
Da qui il titolo, “Haiku Time”, che richiama i   poemi giapponesi di sole 27 sillabe, brevi come i titoli e la dimensione temporale delle undici “conversazioni” qui contenute. Ognuna delle   quali viene introdotta da uno strumento che espone in solitudine il   tema, il clima, suggerito agli altri protagonisti, a partire   dall’iniziale “Fit”, con uno sviluppo che, quasi letteralmente, sboccia   da un assorto solo della tromba di Michael Gassman seguito dalla voce del soprano di Fasoli.
La musica del sassofonista veneto porta in sé echi del jazz di marca   europea a lungo frequentato e si colloca in una dimensione cameristica,   senza però indulgere in eccessivi manierismi o estenuazioni: qui tutto è breve e diretto, ed i particolari, esaltati dalla qualità della presa   sonora garantita dagli studi Artesuono, sono determinanti per la   costruzione del risultato finale.
Si tratti di un vibrare o del  pulsare delle corde del contrabbasso di Andrea Lamacchia, che ha un  ampio spazio solista nella assorta “Bag”, delle pelli o dell’acciaio  sfiorati e percossi dal batterista Marco Zanoli quando, ad esempio,  introduce il tema cantabile di “Dim”, o del pianoforte di Michelangelo  Decorato, tessitore delle atmosfere più rarefatte ed essenziale nel  gioco di dettagli collettivo.
I fiati, il soprano ed il tenore di Fasoli e la tromba ed il flicorno di   Gassman, s’intrecciano nelle esposizioni tematiche, creando una dinamica che anima le composizioni ritmicamente più vivaci come “Wet” o “Try”, e quando si librano in parti soliste, rimangono sempre nel perimetro   della dimensione concentrata.
Dovendo scegliere una fra le undici   “conversazioni”, la mia palma va a “Day”, esemplare racconto di una   giornata che parte dimessa fra sparse note di pianoforte, attraversa gli spazi rarefatti di tromba e sax e si anima gradualmente lungo una   narrazione che vede protagonista ancora il pianoforte, fino a trovare un equilibrio solare nel dialogo con le note sostenute della tromba. Ma   tutti i racconti meritano attenzione, e si avverte che, fra questi   cinque amici, ci deve essere molto in comune.>
Andrea Baroni (Tracce di jazz)


<Dopo le intriganti suggestioni  dettate dai sette poemi di Wystan Hugh Auden  dello splendido Inner Sounds dello  scorso anno, Claudio Fasoli  continua il suo percorso tematico e  poetico ispirandosi stavolta agli  Haiku giapponesi, componimenti che  non sembrano poesie, nemmeno  proverbi, in realtà sono una serie di  parole che riescono più a  suggerire che a dire, ovvero delle creazioni  intimamente legate alle  espressioni dell’animo umano e delle emozioni.
Il quintetto base (denominato Samadhi Quintet) del nuovo Haiku Time,  oltre all’inossidabile ex sassofonista dei Perigeo (soprano e tenore),   vede ancora Michael Gassmann alla tromba, Michelangelo Decorato al  piano, Andrea Lamacchia al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria.
Rispetto ad Inner Sounds,  la musica di Haiku Time cambia i tempi, gli spazi, ma non la personale  profondità espressiva di Claudio Fasoli,  la musica è ancora pienamente  finalizzata al messaggio, all’atmosfera,  alla percezione tematica,  all’impatto emozionale, alla scintilla del  progetto stesso. Non ci sono  improvvisazioni eccessive, nessun  sensazionalismo sonoro, nessuna  concessione melodica sopra le righe,  solo e unicamente l’atto di fede,  l’immersione totale ad un progetto  ambizioso che richiede una  sensibilità straordinaria, certamente non  comune.
Sorprende la  sincronia e la sintonia del quintetto, la  certosina sequenza e  intermittenza dei fiati, dei tempi, un equilibrio  quasi surreale dove a  guidare i musicisti, attraverso un’orchestrazione  fantasma  senza  maestro, sembra essere l’anima stessa della musica.  L’esegesi del nuovo  disco  fluisce in modo naturale, le condensate  ventisette sillabe che  compongono l’ Haiku sembrano dettare la brevità  dei brani, ma anche la  raffinatezza dei suoni, l`efficienza delle  emozioni.
Haiku Time  , che amplia ulteriormente la personale visione artistica di Claudio  Fasoli,  è formato da undici brani indipendenti, dotati di colori  diversi ma al  tempo stesso tutti uniti, compatibili, abbinabili, come  fossero un corpo  unico o i tasselli di un vibrante mosaico sonoro  finemente realizzato;  non si può dividere, scomporre, non si possono  scegliere tracce  migliori, non presenta frammentazioni, storture,  anomalie, nella loro  veste sinuosa e sensoriale le tracce si susseguono  come i vagoni di un  treno senza capo ne coda, una circolarità che la  bella copertina sembra  ribadire con la grazia di un bianco e nero che  mantiene tutto leggero,  sobrio, sospeso…come il nostro animo che tende  ad uniformarsi ai  cinquantasei minuti effettivi di questo disco  semplicemente magnetico.
Ps. Pochi giorni prima di questo scritto  Claudio Fasoli ha vinto il  premio ”musicista dell’anno 2017” indetto  dai giornalisti e critici della rivista Musica Jazz.>
Fausto Gori - Mescalina


<Se  c’è un artista in grado di sorprenderci ogni volta questo è proprio  Claudio Fasoli. Questa volta l’ispirazione viene presa dal Sol levante  in particolare dagli HAIKU, poemi giapponesi di sole 27 sillabe (o  morae) i cui codici hanno suggerito una brevità nei temi musicali  esposti, nella lunghezza dei titoli e finanche in alcuni interventi  improvvisativi. L’idea è quella di condensare e comprimere nel minor  spazio sonoro possibile dei messaggi, delle emozioni. Una carriera al  servizio dell’arte dei suoni ha indicato a Fasoli la strada più efficace  e meno dispendiosa, per essere comunicativo in maniera diretta,  efficace, potente, senza fronzoli e soprattutto “vera”. Haiku time si  prospetta dunque come l’ennesimo straordinario episodio di un artista  che ha scritto alcune delle pagine più significative del jazz italiano  ed Europeo>
Abeat Records


<Brevi  i temi, brevi i titoli, contenuti alcuni interventi solistici, tutto  sembra interpretare i codici espressivi degli Haiku, poemi giapponesi di  soli 27 suoni (sillabe). Qui nella musica l'intento è analogo, cioè  portare emozioni molto intense e pregnanti nel minore spazio sonoro  possibile>
Claudio Fasoli

LISTEN
Claudio Fasoli Samadhi Quartet - Haiku time
 1. FIT
00:00
 2. DIM
00:00
 3. FAR
00:00
 4. WET
00:00
 5. LOW
00:00
 6. BAG
00:00
 7. SHE
00:00
 8. TRY
00:00
 9. BOW
00:00
10. DAY
00:00
11. FOG
00:00
00:00
00:00
Copyright 2020 Marco Zanoli. All rights reserved
Torna ai contenuti