Haiku time - marcozanoli.it

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Cd
Claudio Fasoli Samadhi Quintet
Haiku Time - Abeat Records 2017

Claudio Fasoli - tenor and soprano saxophones
Michael Gassmann - trumpet and flugelhorn
Michelangelo Decorato - piano
Andrea Lamacchia - double bass
Marco Zanoli - drums



Tracklist:

01 - FIT
02 - DIM
03 - FAR
04 - WET
05 - LOW
06 - BAG
07 - SHE
08 - TRY
09 - BOW
10 - DAY
11 - FOG

All compositions by Claudio Fasoli


P R E S S  H I G H L I G H T S


"Disco top 2017"
(Jazzconvention)

"Ennesimo capolavoro"
(Musica Jazz)

"Disco semplicemente magnetico!"
(Fausto Gori - Mescalina)
 
"l'album avvolge, incuriosisce, colpisce il nostro desiderio d’immaginare senza barriere stilistiche"   
Fabrizio Ciccarelli (RomaInJazz)

l’ennesimo straordinario episodio di un artista che ha scritto alcune delle pagine più significative del jazz italiano ed Europeo”
(Abeat Records)


<Fedele alla propria consolidata intenzione espressiva, sempre lucida (e ispirata da forte ideazione) nel fissare e descrivere stati d'animo e condizioni emotive, Fasoli sceglie, non causalmente, la fascinazione dell'haiku come suggestivo spunto di partenza per il suo nuovo album, affidato a una formazione rodata, estesa a quintetto con l'aggiunta della tromba e già utilizzata modularmente nell'originale doppio quartetto di "Inner Sounds".
Concisione ed essenzialità (nei titoli dei brani, nella loro durata, nell'attitudine complessiva del gruppo) costituiscono la sfida di base -quasi un concept - alla quale si aggiunge, con sfoggio di estrema raffinatezza (consueta per l'Autore) l'arguta scelta di strutturare la musica a partire dai temi e dalle loro stratificate combinazioni, lasciando in secondo piano i solisti.
Il risultato, poste le premesse, è di incredibile ricchezza: intensità, vivacità dei colori, dinamica, alternanza di pieni e di vuoti, rendono la musica varia e piacevole, immediatamente comunicativa pur nella studiata complessità formale.
Merito di un combo di grande brillantezza ("ogni gruppo nel quale mi identifico è sempre un supergruppo altrimenti non gli affiderei la mia musica" disse Fasoli, intervistato da "Musica Jazz" qualche anno fa) e dalle idee del proprio leader sempre fresche, sfidando il trascorrere del tempo.
Ennesimo capolavoro di un meraviglioso maverik del quale l'Italia musicale dovrebbe essere orgogliosa.>
Cerini - Musica Jazz


<Haiku Time è il nuovo disco di Claudio Fasoli, l'eterno "giovane" del nostro jazz. Artista colto e capace di rinnovarsi disco dopo disco attraverso un processo evolutivo che dura da decenni ed è inversamente proporzionale all'età. Haiku Time è un lavoro in linea  con la sua produzione degli ultimi anni. La qualità della musica suonata, originale, è elevata ed avvolgente. I cinque musicisti interagiscono all'unisono secondo un processo avvicinabile a quello degli orologi: ogni ruota s'interseca con l'altra per produrre un effetto meccanico perfetto e matematico. Questa è l'azione di un gruppo osmotico, che segue il leader ma è a sua volta seguito (Fit). Fasoli va sempre più all'osso della musica e nello stesso tempo ne padroneggia il cuore. Minimali sono anche i nomi dei brani così come lo sono le idee che li ha generati. Se dovessimo azzardare un paragone letterario potremmo dire che la sua narrazione ricorda lo scrivere secco e diretto di Carver, la spoliazione scientifica dei fronzoli e la messa in luce dell'essenza vitale delle cose, tra timbrica e umana interpretazione della vita, che altro non è se non improvvisazione e sentimento (Day). Disco top 2017!>
Flavio Caprera - Jazzconvention


<Haiku Time, o della Musica Possibile. Tanto quanto la brevità incisiva della forma poetica giapponese in tre versi, Claudio Fasoli ed il Quintetto Shamadi trovano nel termine buddista (che indica l'unione del meditante con l'oggetto della meditazione) la sintesi di una creazione collettiva, jazzisticamente evoluta, un collage di meditazioni lontane dal suono della metropoli e che indica concrete aree di lavoro mentale sul quale riflettere e (possibilmente) operare.
Per questo motivo riteniamo l’album non una forma musicale di nicchia per adepti, né prodotto di culto sciamanico privo di effetti collaterali, i quali, anzi, colpiscono e volteggiano valenze umane in un linguaggio per nulla destinato agli addetti ai lavori.
Le sonorità, soprattutto quelle desumibili dalla necessità arcaica del sentire assieme le Note, rispondono ad un bisogno di dar senso ad un jazz esfoliato da autoreferenzialità e meccanismi ideologici, da metodologie “alternative” e concettismi stereotipati, come nel lirismo lunare di “Fit”, nella nebbiosa temperie di “Far”, nella bellissima ballad “Low”, tenue ed intensa lettura di una prassi jazzistica del tutto originale.     
Per questo motivo l’album avvolge, incuriosisce, colpisce il nostro desiderio d’immaginare senza barriere stilistiche, focalizza la nostra attenzione sulle molteplici possibilità che la musica contemporanea possiede per formare Energie, Sentimenti, Stati d’Animo da (ri) conoscere in un percorso apparentemente brevilineo ed essenziale, quasi minimalista per chi intenda fermarsi solo al titolo della performance o ai nomi dei brani, e che invece, come appunto Samadhi, prosegue linee infinite ed infinite occasioni di vertere in pentagramma e in improvvisazione intuizioni brevi (così come brevi sono, per definizione, le intuizioni) intercettate dall’ampio potenziale creativo di Fasoli al sax soprano e tenore e Michael Gassmann alla tromba e al flicorno, i cui transiti cromatici vengono accompagnati dal colto novecentismo di Michelangelo Decorato al piano e dai naturali impulsi ritmici  di Andrea Lamacchia al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria.
Per questo ragioniamo: se ad un artista non piace divergere dal consueto, la valenza estetica è solo pseudosaggezza di fatture “normali”; e ciò può anche interessare chiunque, non c’è dubbio, ma solo nell’ambito nel quale il riconoscersi è prosecuzione del già detto, e pertanto vale per quel che s’intende Arte come assenza di Trasformazione.
In questo caso, invece, non ascoltiamo sguardi convenzionali né un Terzo Occhio dal quale restare stupefatti ed ammaliati, piuttosto incontriamo immagini ingrandite di un Particolare che fluisce nell’Universale, nell’attentissima Idea compositiva di un Fasoli già compagno di Lee Konitz, Kenny Wheeler, Bill Elgart, Manfred Schoof, Michel Pilz e Palle Danielsson, già padre e figlio del Perigeo e di tante formazioni che hanno guidato le Blue Notes italiche verso Conoscenze e Piaceri fatti di Coraggio, Cultura,  Sobrietà e raffinata Forza Comunicativa.>
Fabrizio Ciccarelli (RomaInJazz)


<Cinque amici si ritrovano nel solito locale per parlare. Ognuno, a turno, sottopone agli altri un problema, racconta un episodio, descrive un’emozione. C’è chi ama parlare lentamente, quasi soppesando i dettagli, chi, invece, ha un eloquio più spedito e sbarazzino.
Tutti, alla fine, riescono ad appassionarsi ed a contribuire alla narrazione che, avviata dai singoli, diviene collettiva. Lo immagino così il nuovo cd di Claudio Fasoli con il suo Samadhi Quintet, interamente dominato dall’idea della concisione, “dall’intento di condensare e comprimere nel minor spazio sonoro possibile dei messaggi, delle emozioni”.
Da qui il titolo, “Haiku Time”, che richiama i poemi giapponesi di sole 27 sillabe, brevi come i titoli e la dimensione temporale delle undici “conversazioni” qui contenute. Ognuna delle quali viene introdotta da uno strumento che espone in solitudine il tema, il clima, suggerito agli altri protagonisti, a partire dall’iniziale “Fit”, con uno sviluppo che, quasi letteralmente, sboccia da un assorto solo della tromba di Michael Gassman seguito dalla voce del soprano di Fasoli.
La musica del sassofonista veneto porta in sé echi del jazz di marca europea a lungo frequentato e si colloca in una dimensione cameristica, senza però indulgere in eccessivi manierismi o estenuazioni: qui tutto è breve e diretto, ed i particolari, esaltati dalla qualità della presa sonora garantita dagli studi Artesuono, sono determinanti per la costruzione del risultato finale.
Si tratti di un vibrare o del pulsare delle corde del contrabbasso di Andrea Lamacchia, che ha un ampio spazio solista nella assorta “Bag”, delle pelli o dell’acciaio sfiorati e percossi dal batterista Marco Zanoli quando, ad esempio, introduce il tema cantabile di “Dim”, o del pianoforte di Michelangelo Decorato, tessitore delle atmosfere più rarefatte ed essenziale nel gioco di dettagli collettivo.
I fiati, il soprano ed il tenore di Fasoli e la tromba ed il flicorno di Gassman, s’intrecciano nelle esposizioni tematiche, creando una dinamica che anima le composizioni ritmicamente più vivaci come “Wet” o “Try”, e quando si librano in parti soliste, rimangono sempre nel perimetro della dimensione concentrata.
Dovendo scegliere una fra le undici “conversazioni”, la mia palma va a “Day”, esemplare racconto di una giornata che parte dimessa fra sparse note di pianoforte, attraversa gli spazi rarefatti di tromba e sax e si anima gradualmente lungo una narrazione che vede protagonista ancora il pianoforte, fino a trovare un equilibrio solare nel dialogo con le note sostenute della tromba. Ma tutti i racconti meritano attenzione, e si avverte che, fra questi cinque amici, ci deve essere molto in comune.>

Andrea Baroni (Tracce di jazz)


<Dopo le intriganti suggestioni  dettate dai sette poemi di Wystan Hugh Auden  dello splendido Inner Sounds dello scorso anno, Claudio Fasoli  continua il suo percorso tematico e poetico ispirandosi stavolta agli  Haiku giapponesi, componimenti che non sembrano poesie, nemmeno  proverbi, in realtà sono una serie di parole che riescono più a  suggerire che a dire, ovvero delle creazioni intimamente legate alle  espressioni dell’animo umano e delle emozioni.
Il quintetto base (denominato Samadhi Quintet) del nuovo Haiku Time, oltre all’inossidabile ex sassofonista dei Perigeo (soprano e tenore),  vede ancora Michael Gassmann alla tromba, Michelangelo Decorato al piano, Andrea Lamacchia al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria.
Rispetto ad Inner Sounds, la musica di Haiku Time cambia i tempi, gli spazi, ma non la personale profondità espressiva di Claudio Fasoli,  la musica è ancora pienamente finalizzata al messaggio, all’atmosfera,  alla percezione tematica, all’impatto emozionale, alla scintilla del  progetto stesso. Non ci sono improvvisazioni eccessive, nessun  sensazionalismo sonoro, nessuna concessione melodica sopra le righe,  solo e unicamente l’atto di fede, l’immersione totale ad un progetto  ambizioso che richiede una sensibilità straordinaria, certamente non  comune.
Sorprende la sincronia e la sintonia del quintetto, la  certosina sequenza e intermittenza dei fiati, dei tempi, un equilibrio  quasi surreale dove a guidare i musicisti, attraverso un’orchestrazione  fantasma  senza maestro, sembra essere l’anima stessa della musica.  L’esegesi del nuovo disco  fluisce in modo naturale, le condensate  ventisette sillabe che compongono l’ Haiku sembrano dettare la brevità  dei brani, ma anche la raffinatezza dei suoni, l`efficienza delle  emozioni.
Haiku Time , che amplia ulteriormente la personale visione artistica di Claudio Fasoli,  è formato da undici brani indipendenti, dotati di colori diversi ma al  tempo stesso tutti uniti, compatibili, abbinabili, come fossero un corpo  unico o i tasselli di un vibrante mosaico sonoro finemente realizzato;  non si può dividere, scomporre, non si possono scegliere tracce  migliori, non presenta frammentazioni, storture, anomalie, nella loro  veste sinuosa e sensoriale le tracce si susseguono come i vagoni di un  treno senza capo ne coda, una circolarità che la bella copertina sembra  ribadire con la grazia di un bianco e nero che mantiene tutto leggero,  sobrio, sospeso…come il nostro animo che tende ad uniformarsi ai  cinquantasei minuti effettivi di questo disco semplicemente magnetico.
Ps. Pochi giorni prima di questo scritto Claudio Fasoli ha vinto il  premio ”musicista dell’anno 2017” indetto dai giornalisti e critici della rivista Musica Jazz.>

Fausto Gori - Mescalina


<Se c’è un artista in grado di sorprenderci ogni volta questo è proprio Claudio Fasoli. Questa volta l’ispirazione viene presa dal Sol levante in particolare dagli HAIKU, poemi giapponesi di sole 27 sillabe (o morae) i cui codici hanno suggerito una brevità nei temi musicali esposti, nella lunghezza dei titoli e finanche in alcuni interventi improvvisativi. L’idea è quella di condensare e comprimere nel minor spazio sonoro possibile dei messaggi, delle emozioni. Una carriera al servizio dell’arte dei suoni ha indicato a Fasoli la strada più efficace e meno dispendiosa, per essere comunicativo in maniera diretta, efficace, potente, senza fronzoli e soprattutto “vera”. Haiku time si prospetta dunque come l’ennesimo straordinario episodio di un artista che ha scritto alcune delle pagine più significative del jazz italiano ed Europeo>
Abeat Records


<Brevi i temi, brevi i titoli, contenuti alcuni interventi solistici, tutto sembra interpretare i codici espressivi degli Haiku, poemi giapponesi di soli 27 suoni (sillabe). Qui nella musica l'intento è analogo, cioè portare emozioni molto intense e pregnanti nel minore spazio sonoro possibile>
Claudio Fasoli
L I S T E N


LOW


BOW
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